LA GREEN ROOM DI SPOTIFY

Nel marzo 2020 viene lanciato Clubhouse, il social network che, con il suo originale format, ha rivoluzionato la comunicazione social.

Se è vero, come emerge dai dati, che le sue prestazioni stanno calando (nell’ultimo trimestre i download sono diminuiti del 70%), il suo lascito sta iniziando a dare i propri frutti: sono numerosi infatti i social che hanno dichiarato la volontà di voler creare una piattaforma simile

L’idea alla base di Clubhouse è tanto semplice quanto creativa: dopo essersi iscritti (solo mediante invito da parte di un altro utente) sarà possibile accedere a delle rooms in base ai propri interessi: qui le persone collegate potranno discutere di tale argomento, tutto sotto l’attento controllo dei moderatori, che garantiscono il civile svolgimento della conversazione. È un tipo di social audio, nel quale i contenuti sono veicolati non attraverso il canale visivo (principe di questo tipo di social è Instagram), ma attraverso quello uditivo; la possibilità di veicolare contenuti in questo modo, unito all’aura di esclusività che circondava la piattaforma ha portato un boom esponenziale di iscritti, e presto grandi personalità si sono rese conto delle potenzialità di Clubhouse: Elon Musk, Mark Zuckerberg, ma anche appartenenti al mondo dello spettacolo come Kevin Hart e Oprah Winfrey hanno iniziato a utilizzare Clubhouse. Ciò ha portato all’aumento del bacino di utenza di Clubhouse, con utenti desiderosi di poter partecipare alle stesse rooms dei loro idoli. Questo tipo di social permette inoltre la rapida diffusione di notizie, dando quindi la possibilità agli utenti di informarsi e di sviluppare una visione critica della realtà, attraverso il confronto con atri utenti. Tuttavia, nei mesi successivi al suo lancio Clubhouse ha mostrato le sue debolezze: l’iniziale disponibilità solo su piattaforme Apple ha limitato enormemente i download e la possibilità di registrarsi solo se invitati ha fatto storcere il naso a molti, che hanno visto in questa presa di posizione una pretenziosità immotivata. L’impossibilità, inoltre, di poter registrare le conversazioni ha reso i contenuti di Clubhouse fruibili solo live, sollevando numerose critiche: non sempre gli utenti hanno la possibilità di partecipare alle discussioni, tenendosi queste anche in orari lavorativi o in notturna, e non potendo recuperare le registrazioni queste andavano perdute, estromettendo la possibilità di riascoltare ciò che è stato detto. 

Il potenziale di Clubhouse è stato immediatamente colto dagli altri “big” della comunicazione social: Zuckerberg ha dichiarato il suo interesse nello sviluppare una piattaforma simile, e sembra che anche Twitter stia rivolgendo le sue attenzioni verso un progetto simile: questo tipo di social network. 

L’opportunità è stata colta anche da Spotify: il colosso della musica, nato in Svezia nel 2006, ha da poco lanciato Greenroom, il proprio social audio. L’idea non si differenzia molto da quella di Clubhouse: una piattaforma su cui gli users possono creare delle stanze tematiche, nelle quali chi partecipa può confrontarsi e presentare i propri punti di vista. È possibile interagire sia attraverso il microfono, sia attraverso una chat apposita, che permette l’interazione anche di chi non può attivare il microfono stesso. L’idea di Spotify è quella di creare un saldo legame tra Greenroom e l’app originaria: gli utenti di entrambe piattaforme avranno infatti la possibilità di ricevere notifiche quando i podcaster che seguono creeranno delle stanze, e potranno anche ricevere consigli sulle stanze in base ai gusti musicali e alle canzoni che si sono ascoltate.  

L’intento di Spotify è quello di valorizzare i content creators, basando la loro crescita all’interno di Greenroom non sul numero di follower, ma sulla qualità delle loro creazioni: ogni utente potrà infatti premiare il prossimo donando le Gems, una “valuta” che quantifica l’apprezzamento ricevuto; è possibile vedere la quantità di Gems ricevute sul proprio profilo, e un numero maggiore equivale a un contenuto migliore. Tuttavia, oltre a mostrare la propria popolarità, non hanno ancora uno scopo specifico, e forse mai l’avranno. 

Quello di Spotify si presenta come un progetto estremamente ambizioso, ma ancora con molta strada da fare: per ora gli utenti sono pochi, e l’accesso alle stanza è ancora poco intuitivo.  

Riuscirà Greenroom a diventare il social audio definitivo? Non ci resta che aspettare e scoprirlo. 

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