Clubhouse: una nuova era per i socialnetwork

In queste ultime settimane il mondo non ha parlato d’altro.
A Marzo 2020 l’imprenditore della Silicon Valley, Paul Davison, e l’ex impiegato di Google, Rohan Seth, hanno creato una nuova piattaforma, lanciata dalla Alpha Exploration Co. Anche se appena nata, la loro applicazione è cresciuta in fretta, fino ad essere utilizzata da più di 2 milioni di persone alla settimana, per un valore di oltre 1 miliardo di dollari. 
Di cosa si tratta? Come spiega la sua descrizione, Clubhouse è “un nuovo prodotto social basato sulla voce, che permette alle persone – ovunque si trovino – di chiacchierare, raccontare storie, sviluppare idee, approfondire amicizie e incontrare nuove persone interessanti in tutto il mondo”. Esatto. È il primo social in cui le interazioni avvengono soltanto attraverso l’audio. 

IN COSA CONSISTE

L’applicazione, che è ancora in fase beta, per ora è disponibile solo per i dispositivi iOS e può utilizzarla solo chi è in possesso di un invito fornito da un altro utente. Una volta recuperato il famoso invito, è possibile accedere all’app e iniziare a navigare tra diverse Room, delle stanze virtuali dove altre persone hanno avviato conversazioni su temi specifici o meno. Queste Room non sono tutte uguali, ma variano per tipo: alcune sono più intime e con meno partecipanti, altre invece contano numeri molto più grandi.
Vista questa libertà riguardo agli argomenti, molte persone hanno iniziato a creare dei gruppi che si riuniscono periodicamente, trattando dei format riconoscibili e che escono con regolarità. Si passa da Room che parlano di marketing e tecnologia ad altre che discutono di programmi televisivi, o altre ancora che parlano di meditazione o che organizzano appuntamenti al buio per gli utenti collegati. La varietà dei temi è davvero ampia e grazie alla sezione “Explore” è possibile navigare tra le varie stanze scegliendo quello che più ci interessa, che dipenda dall’argomento o dalle persone che intrattengono la discussione. 


COME È NATA CLUBHOUSE? 

Questa novità arriva direttamente dagli Stati Uniti, dove è stata lanciata per la prima volta durante la pandemia, proprio quando la vita sociale delle persone era diventata quasi assente. Con una strategia ben calcolata, la piattaforma ha iniziato ad ospitare sempre più personalità note del web e del panorama statunitense, come Oprah Winfrey, Drake e Kevin Hart, creando un’aura di mistero attorno a questo social apparentemente così esclusivo. 
Il risultato? Nessuno ha smesso di parlarne dal giorno della sua uscita.  
La vera esplosione però, che ha portato questo trend anche in Europa, è avvenuta grazie a Elon Musk. Domenica 31 Gennaio infatti, il fondatore di Tesla è arrivato sul social, ospite della Room organizzata dall’imprenditore americano Marc Andreessen. Oltre cinquemila persone si sono precipitate sulla piattaforma per ascoltarlo, tanto da mandare quasi in tilt i server.  È stato il primo vero evento di Clubhouse, che ha avuto una risonanza globale. Nei giorni successivi in Europa e in Italia si sono registrati moltissimi nuovi arrivi. 

FINALMENTE IN ITALIA 

Arrivata nello Stivale, i primi nomi di rilievo a comparire sulla piattaforma sono stati quelli di influencer già noti ed esperti di marketing e di comunicazione. Infatti, prima che nascessero stanze su tematiche più varie, gli argomenti trattati riguardavano principalmente la monetizzazione e il personal branding. 

COSA RENDE UNICO CLUBHOUSE? 

L’elemento che rende unico questo social rispetto agli altri, è la sua impostazione audio-only. Siamo abituati da anni ai classici social network, tutti basati sulla componente visiva, senza la quale diventa impossibile utilizzare l’applicazione. Il fatto che un social si basi sull’audio, invece, permette di utilizzarlo nei modi più vari, senza essere vincolati dal dover guardare delle immagini. Se stiamo cucinando, guidando o facendo altro, possiamo comunque collegarci su Clubhouse e partecipare alla discussione. È un social che favorisce il multitasking, che richiede uno sforzo minore nell’interazione e mantiene alta la concentrazione, dovendo ascoltare altre persone parlare. 

CLUBHOUSE E I PODCAST 

La logica di questa piattaforma non è del tutto sconosciuta. Per certi versi è molto simile al fenomeno dei podcast. Per questo molti si sono già chiesti se Clubhouse possa diventare un competitor rispetto a questi contenuti. I podcast, però, hanno alla base uno storytelling narrativo preciso, che è completamente diverso dalla logica con cui è nata questa nuova applicazione, più spontanea e meno ‘studiata’. Queste due piattaforme potrebbero invece collaborare tra loro per arricchirsi a vicenda, organizzando su Clubhouse degli approfondimenti in cui gli ascoltatori dei podcast possono partecipare attivamente alla discussione. 

UN’OPPORTUNITÀ PER I BRAND 

Oltre all’esperienza singola degli utenti, Clubhouse rappresenta anche una grande opportunità per i brand, ovvero un modo nuovo di raggiungere i propri consumatori. Per farlo, per esempio, potrebbero creare dei format fissi, come accade con i branded content realizzati su altre piattaforme. Inoltre potrebbero sfruttare le diverse personalità di rilievo su questa piattaforma che, pur essendo nata da poco, conta già diversi ‘influencer’ al suo interno. I brand, in base al tema trattato, potrebbero collaborare con loro, magari sponsorizzandone le Room. 

COSA CI ASPETTA IN FUTURO? 

Per quanto riguarda il futuro, Clubhouse ha già reso noto agli utenti che introdurrà la possibilità di monetizzare la propria attività per i creator, attraverso subscription o ticket per eventi specifici, per certi versi simili alla logica di TwitchQuesto dovrebbe permettere alla piattaforma di crescere esponenzialmente in futuro. Clubhouse inoltre è la prima piattaforma che permette di “democratizzare” i ruoli tra fan e personalità di rilievo. Al suo interno infatti gli utenti sono sullo stesso piano e tutti hanno la possibilità di interagire con tutti. 
In sintesi, in questi ultimi tempi stiamo assistendo a un vero e proprio cambiamento nel modo di intendere i social. Clubhouse offre un’esperienza completamente diversa rispetto alle altre, basata esclusivamente sull’audio. Siamo di fronte a una nuova era per i social network. 

Simone Spoladori
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Simone Spoladori è un esperto di cinema e di new media. Laureato in Lettere e laureando in Psicologia, è docente al corso di Design della comunicazione allo IED di Milano. È critico cinematografico per il quotidiano americano La voce di New York e per DinamoPress e saggista per Doppiozero; ha pubblicato per la casa editrice Le Mani il libro Tim Burton – Il paese gotico delle meraviglie, monografia sul regista americano. È partner associato di Skills Management Group, dove dirige l’area comunicazione, e direttore e autore di Roger, piattaforma di podcast originali. In passato è stato tra i fondatori de Gli Ascoltabili e ha ideato e curato le prime tre stagioni della serie crime di successo Demoni Urbani.
Scrive sceneggiature e soggetti per il cinema e per il teatro.

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