L’anno dei podcast è arrivato, e l’advertising è pronto ad accoglierlo

Nell’ultimo anno il mondo dei podcast ha vissuto una vera e propria ascesa, una crescita esponenziale che ha visto contenuti di qualità sempre maggiore e l’ingresso dei big player nel mercato. Tutto questo sta portando a un rapido incremento degli investimenti pubblicitari nel settore, con l’acquisto di spazi pubblicitari e la creazione di serie originali firmate dai brand.
A fare la differenza e a permettere questo sviluppo sono state le abitudini degli ascoltatori. Infatti, come sappiamo, i podcast hanno pian piano aumentato il proprio bacino d’utenza. La notorietà di questi contenuti è ormai evidente, anche in Italia, infatti secondo una ricerca svolta dalla società BVA Doxa, almeno il 90% degli italiani digitali conosce il format e un abbondante 39% afferma di saperne abbastanza.

Scoprendo questo nuovo mondo passo dopo passo, la frequenza dell’ascolto è aumentata rapidamente. Il 90% delle persone afferma di ascoltarli, mentre il 64% li ascolta una o più volte nell’arco della settimana.
Ad oggi tra i fruitori si registra una componente maschile lievemente superiore e tendenzialmente di età giovane, ovvero under 34. Al momento la piattaforma su cui si concentrano di più questi utenti, ovvero il 67%, è Spotify. A seguire i siti degli autori o delle testate, frequentati soprattutto dagli ascoltatori più occasionali, e successivamente Apple Music e Audible. Spreaker e Overcast invece rimangono piattaforme di nicchia, con meno del 10% degli utenti. La comodità nell’ascolto dei podcast rappresenta un grande vantaggio per aumentarne il pubblico, infatti il 67% di loro ne fruisce tramite smartphone e durante momenti di multitasking. Un 37% però preferisce concentrarsi solo sul contenuto, senza fare altro, godendoselo a pieno come puro intrattenimento. Con l’informazione che diventa sempre più veloce, anche la soglia di attenzione si sta abbassando radicalmente. Per questo motivo i primi secondi di un podcast sono fondamentali per colpire e interessare gli ascoltatori. In media, infatti, uno su due concede al contenuto pochi minuti prima di decidere se continuare oppure no, e solo il 38% arriva al termine della puntata. Generalmente se la prima puntata non convince, pochi continueranno con le successive. Questi format tendono ad essere scelti anche in base alle piattaforme su cui si trovano. La maggior parte delle persone ricerca tramite Google, quindi, in questo caso, presidiare la SEM risulta una strategia ad alto potenziale. Dopo Google, la maggior parte delle ricerche vengono effettuate su piattaforme più specifiche per questi contenuti, come Spotify o Audible.
In questi casi il tema o l’argomento trattato nel podcast, insieme al nome e ai conduttori o autori, sono i driver principali nella scelta.

In sostanza, la ricetta ideale per un podcast di successo prevede una durata massima di 45 minuti a puntata, con una pubblicazione frequente per evitare attese tra i vari episodi. Le puntate autoconclusive mostrano un apprezzamento lievemente più alto di quelle seriali e i principali driver sono legati a interessi personali e intrattenimento e talvolta anche tematiche relative della propria professione. Per non sbagliare, gli argomenti più ascoltati sono l’intrattenimento, le news, la musica, le inchieste e l’approfondimento. Fino ad ora la maggioranza degli utenti ha approcciato l’ascolto dei Podcast in modalità free (gratuita) e solo due utenti su dieci hanno pagato per ascoltarli. Quello che stupisce, però, è che la pubblicità inserita in questo format non viene vista negativamente. L’80% dei fruitori infatti la ricorda e la considera molto meno invasiva rispetto a quella inserita negli altri media. Il momento in cui è più gradita è ad inizio programma, come una sorta di introduzione e il suo impatto aumenta se la tematica è inerente al tema del podcast. Secondo le ricerche, l’interesse verso nuovi progetti di Branded Podcast  sta crescendo velocemente e anche l’apprezzamento di inserzioni coerenti con i propri interessi. Non ci sono dubbi sul perché il settore dell’advertising voglia aumentare i suoi investimenti in questo ambito: anche in Italia l’ascesa dei podcast è diventata inarrestabile.

Simone Spoladori
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Simone Spoladori è un esperto di cinema e di new media. Laureato in Lettere e laureando in Psicologia, è docente al corso di Design della comunicazione allo IED di Milano. È critico cinematografico per il quotidiano americano La voce di New York e per DinamoPress e saggista per Doppiozero; ha pubblicato per la casa editrice Le Mani il libro Tim Burton – Il paese gotico delle meraviglie, monografia sul regista americano. È partner associato di Skills Management Group, dove dirige l’area comunicazione, e direttore e autore di Roger, piattaforma di podcast originali. In passato è stato tra i fondatori de Gli Ascoltabili e ha ideato e curato le prime tre stagioni della serie crime di successo Demoni Urbani.
Scrive sceneggiature e soggetti per il cinema e per il teatro.

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